76° FESTIVAL DI SANREMO: LA QUALITÀ DELLA MUSICA È DAVVERO PEGGIORATA?

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IL FESTIVAL DI SANREMO STA CAMBIANDO E CI STA CAMBIANDO: COSA STA SUCCEDENDO DAVVERO DIETRO LE QUINTE

 

Il Festival di Sanremo non è più quello di una volta? Come streaming e algoritmi stanno cambiando la musica

Ogni anno, durante il Festival di Sanremo, milioni di spettatori italiani, soprattutto quelli della mia generazione, che hanno vissuto l’epoca d’oro del Festival e le grandi voci come Mina, Ornella Vanoni, Massimo Ranieri (solo per citarne alcuni)  si fanno la stessa domanda:

“La musica è davvero peggiorata?”

Molti ascoltatori percepiscono un cambiamento evidente.

Le voci sembrano meno potenti.
Le canzoni più semplici.
L’autotune sempre più presente.

Eppure il Festival di Sanremo continua ad avere un enorme successo e a generare milioni di ascolti sulle piattaforme digitali.

Allora cosa sta succedendo davvero?

La risposta è più complessa di quanto sembri.
Perché il cambiamento della musica non dipende solo dai cantanti, ma da un intero ecosistema culturale e tecnologico che è cambiato radicalmente negli ultimi vent’anni.

Quando il Festival di Sanremo era il tempio del bel canto

Per molti decenni il Festival di Sanremo è stato considerato il luogo simbolo della tradizione musicale italiana.

Cantare a Sanremo significava dimostrare una grande preparazione vocale.

Artisti come Domenico Modugno o Mina rappresentavano un’idea di musica in cui:

  • la voce era centrale
  • la tecnica vocale era fondamentale
  • l’interpretazione aveva un grande peso artistico

Le canzoni erano spesso costruite per valorizzare la voce del cantante.

Oggi invece lo scenario è molto diverso.

 

Festival di Sanremo

La rivoluzione dello streaming

Il modo in cui ascoltiamo musica è cambiato radicalmente con l’arrivo delle piattaforme digitali.

Servizi come Spotify hanno trasformato completamente l’industria musicale.

Oggi una canzone non deve solo essere bella.
Deve soprattutto funzionare negli algoritmi.

Questo significa che deve:

  • catturare l’attenzione nei primi secondi
  • avere un ritornello immediato
  • essere facile da ascoltare più volte

Se l’ascoltatore salta la canzone dopo pochi secondi, l’algoritmo la penalizza.

Per questo molti brani moderni iniziano subito con la parte più riconoscibile.

Non è solo una scelta artistica.
È una risposta a un nuovo modo di ascoltare musica.

Ecco un confronto tra due approcci diversi che abbiamo visto sul palco:

Caratteristica Modello “Tradizionale” (Es. Al Bano, Mia Martini) Modello “Contemporaneo” (Es. Mahmood, Lazza)
Focus Vocale Estensione, potenza, controllo del fiato. 🎤 Timbro particolare, uso dell’effettistica, flow. 🌊
Struttura Intro – Strofa – Ritornello – Bridge – Finale. Struttura fluida, ganci (hook) frequenti, brevità.
Testi Retorica classica, amore universale. Linguaggio quotidiano, gergo, temi sociali crudi.

TikTok: la nuova radio mondiale

Oggi il successo di una canzone può nascere in modo completamente diverso rispetto al passato.

Non più dalla radio o dalla televisione, ma da piattaforme social come TikTok.

Una canzone utilizzata in migliaia di video può diventare virale in pochi giorni.

Quando questo accade, gli ascolti su Spotify possono crescere in modo impressionante.

Per le case discografiche questo rappresenta una garanzia economica molto importante.

Allora nel Festival di Sanremo si punta sul sicuro.

 

Dal talento ai dati: come scelgono gli artisti le case discografiche

Un tempo le etichette discografiche cercavano nuovi cantanti attraverso lo scouting artistico.

Oggi invece analizzano sempre più spesso i dati digitali.

Prima di investire su un artista osservano:

  • numero di streaming
  • follower sui social
  • engagement del pubblico

Se un cantante dimostra di avere già una fanbase forte, l’investimento diventa meno rischioso.

E questo apre le porte per la partecipazione ad un Festival di Sanremo.

Le case discografiche  non si limitino a “seguire” il gusto del pubblico, ma contribuiscano attivamente a modellarlo per ridurre i rischi economici.

In passato, il lavoro dei discografici (i cosiddetti A&R, Artists and Repertoire) consisteva nel cercare talenti grezzi da far crescere nel tempo. Oggi, con l’esplosione dei dati, le etichette preferiscono investire su ciò che è già “testato”.

 

Festival di Sanremo

Dallo scouting ai Big Data

Ecco come questo processo influenza ciò che ascoltiamo a Sanremo:

  • La prova del nove dei social: Prima di arrivare sul palco dell’Ariston, molti artisti devono dimostrare di avere già una “fanbase” solida su TikTok o Spotify. Questo garantisce alla casa discografica che l’investimento, che per il Festival di Sanremo non è affare da poco, avrà un ritorno immediato in termini di streaming.
  • Standardizzazione del suono: Per finire nelle playlist che contano (come “Alta Rotazione”), i brani devono avere caratteristiche sonore simili. Questo porta a una sorta di “omologazione” dove la ricerca della qualità vocale pura passa in secondo piano rispetto alla “freschezza” del suono.
  • Esempio reale: Pensa a fenomeni come Geolier o Lazza. Non sono solo cantanti, sono “brand” con milioni di ascolti certificati ancora prima di mettere piede al Festival. La loro presenza a Sanremo è una mossa strategica per unire il pubblico tradizionale a quello digitale.

Le etichette, quindi, agiscono come un filtro: non scelgono necessariamente “il più bravo”, ma “il più efficace” per il mercato attuale.

Secondo te, questa ricerca della “sicurezza economica” da parte delle etichette quanto influisce sulla percezione che il pubblico ha della qualità musicale? Pensi che lo spettatore medio si accorga di questa strategia o che finisca per accettarla passivamente?

Oggi le case discografiche non si limitano a “seguire” o ad “educare” il gusto del pubblico, ma contribuiscano attivamente a modellarlo per ridurre i rischi economici.

In passato, il lavoro dei discografici (i cosiddetti A&R, Artists and Repertoire) consisteva nel cercare talenti grezzi da far crescere nel tempo.

Oggi, con l’esplosione dei dati, le etichette preferiscono investire su ciò che è già “testato”.

Cantanti o brand?

Questo è uno dei cambiamenti più evidenti della musica contemporanea.

Molti artisti non sono più solo cantanti.

Sono brand culturali con milioni di follower.

Esempi evidenti sono artisti come:

  • Geolier
  • Lazza

Quando arrivano al Festival di Sanremo hanno già milioni di ascolti.

La loro presenza al Festival serve anche a unire il pubblico televisivo con quello digitale.

 

festival di sanremo

L’autotune e la nuova estetica vocale

Uno degli elementi più criticati della musica contemporanea è l’autotune.

Molti lo considerano un modo per correggere le imperfezioni vocali.

Ma in realtà è diventato uno strumento stilistico vero e proprio.

In generi come trap e urban la voce non è più pensata solo come espressione melodica.

Diventa parte della produzione sonora, insieme a beat, sintetizzatori ed effetti.

Potremmo domandarci se la componente umana nel trend disegnato dal Festival di Sanremo non stia via via rarefacendosi…

Serve ancora a qualcosa imparare a cantare? 

Il vero cambiamento: l’attenzione del pubblico

Il modo in cui ascoltiamo musica è cambiato.

Oggi siamo abituati a:

  • scorrere velocemente le playlist
  • saltare da una canzone all’altra
  • ricevere stimoli continui

Questo ha ridotto la nostra soglia di attenzione musicale.

Brani complessi o con introduzioni lunghe richiedono più concentrazione.

La musica contemporanea invece punta spesso alla gratificazione immediata.

 

linguaggio del Festival di Sanremo

La musica come termometro del linguaggio

La musica mainstream oggi tende a prediligere la ripetizione e l’immediatezza rispetto alla narrazione complessa. Questo fenomeno è strettamente legato all’analfabetismo funzionale: la difficoltà di comprendere e rielaborare testi che vadano oltre la superficie.

  • Sintassi frammentata: Se i brani storici del Festival usavano subordinate e metafore ricercate, i testi moderni preferiscono la paratassi (frasi brevi e accostate). Questo rende il messaggio più facile da consumare, ma meno ricco di sfumature.

  • Slang e Anglicismi: L’uso massiccio di termini gergali (come “flexare”, “hype”, “snitch”) spesso non è solo una scelta stilistica, ma un modo per colmare una carenza di sinonimi, creando un codice identitario ristretto ma molto efficace sui social.

Ricerche sociolinguistiche (come gli studi di Tullio De Mauro sul “vocabolario di base”) indicano che il numero di parole utilizzate quotidianamente si sta riducendo, portando a una semplificazione lessicale evidente nelle ultime edizioni dei Festival di Sanremo.

A mio avviso dinque, la contrazione del vocabolario influenza direttamente la scrittura dei testi musicali, e viceversa.

Testi musicali poveri, scadenti e spesso volgari influenza inesorabilmente la povertà lessicale ed espressiva di coloro che se ne circondano.

 

Caratteristica Canzone d’Autore (es. Mia Martini) Musica Urban (es. molti giovani di oggi)
Vocabolario Ampio, poetico, uso di termini rari. Ridotto, focalizzato su parole “chiave”.
Struttura Evoluzione di un pensiero o storia. Accumulo di immagini e “mood”.
Soglia Attenzione Richiede ascolto attivo e riflessione. Progettata per un impatto rapido (hook).

Festival di Sanremo

Il Festival di Sanremo come specchio della società

Vorrei stimolarti a riflettere su una domanda.

Il Festival di Sanremo crea la musica italiana? O piuttosto la riflette?

Negli anni ’50 rappresentava l’Italia del dopoguerra.

Negli anni ’80 la televisione commerciale.

Oggi riflette una società dominata da:

  • social media
  • streaming
  • consumo rapido dei contenuti

La musica cambia perché cambia il mondo intorno a noi.

Ma al tempo stesso, dal punto di visa sociologico, i gusti cambiano nella direzione in cui sono guidati.

Questo impoverimento linguistico non è una colpa dei giovani, ma il risultato di un ecosistema digitale che premia la brevità. La musica si sta adattando a un pubblico che ha sempre meno “pazienza linguistica”.

 

Il Duello dei Testi: Classico vs Contemporaneo ⚔️

È affascinante mettere a confronto due epoche così distanti per vedere come la lingua si sia asciugata, deformata e trasformata.

Proviamo ad analizzare due brani simbolo del Festival di Sanremo: uno che rappresenta il picco della canzone d’autore e uno che domina l’era dello streaming.

Caratteristica “Almeno tu nell’universo” (Mia Martini, 1989) “Tuta Gold” (Mahmood, 2024)
Lessico Ricercato: ipocrisia, ironia, puntuale, incosciente. Gergale/Anglicismi: flexare, sugar daddy, moonlight, gilet.
Sintassi Complessa, con subordinate e metafore astratte. Paratattica: frasi brevi, dirette, immagini concrete.
Temi Esistenzialismo, amore universale, solitudine. Autobiografia urbana, riscatto sociale, ritmo.
Ripetitività Bassa: il testo evolve in ogni strofa. Alta: il ritornello è progettato per diventare un “loop”.

L’analisi della “Densità Lessicale”

In “Almeno tu nell’universo”, le parole non servono solo a descrivere un’azione, ma a evocare uno stato d’animo filosofico. C’è una densità lessicale che richiede uno sforzo cognitivo: bisogna “decodificare” la metafora della gente che è “solamente polvere che sporca”.

Nel brano contemporaneo come quello di Mahmood (che è un eccellente paroliere della sua generazione, due volte vincitore del Festival di Sanremo), il linguaggio è frammentato.

Non è necessariamente “sbagliato”, ma risponde alla logica della velocità digitale:

  • Immagini-flash: Il testo procede per fotogrammi (la tuta gold, il cellulare, la strada).
  • Ritmo sulla Parola: Spesso la parola viene scelta più per il suo suono e per come si incastra nel beat che per il suo significato profondo

Questo riflette ciò che gli psicolinguisti chiamano “semplificazione cognitiva”: se il vocabolario di base di un ragazzo oggi è di circa 600-800 parole (rispetto alle 1.500-2.000 di qualche decennio fa), una canzone troppo complessa rischierebbe di non essere “capita” o, peggio, di risultare aliena.

Tu cosa ne pensi?

Secondo te, questa semplificazione è un adeguamento necessario della musica per poter parlare ancora ai giovani, o è una resa culturale che sta pigramente assecondando il declino del linguaggio?

E quanto influisce in ciò le scelte fatte da chi dirige il Festival di Sanremo?

Questo fenomeno è quello che molti definiscono “analfabetismo di ritorno”, che non è l’incapacità di leggere, ma la fatica di comprendere un testo che richiede più di tre secondi di riflessione.

 

La domanda finale

Allora la musica è davvero peggiorata?

Io dico di sì, ma non tutti la pensano allo stesso modo.

Forse la domanda giusta è un’altra.

Stiamo ancora in grado di ascoltare e comprendere la musica con lo stesso livello di attenzione di una volta?

Perché la qualità della musica dipende anche da quanto siamo disposti ad ascoltare davvero.

L’ascolto richiede attenzione e una piccola dose di fatica.

Fatica che oggi le giovani generazioni sono per lo più disabituate a fare.

E forse il dibattito che ogni anno nasce intorno al Festival di Sanremo dimostra una cosa importante: nonostante tutto, la musica continua a farci discutere, emozionare e riflettere.

Ed è proprio questo che la rende ancora viva., anche se per trovarla, dobbiamo impegnarci a “cercarla” in mezzo al ciarpame, come si fa al mercatino dall’usato 🎼

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